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Seguo il viaggiatore solitario.
Conosco la strada.
Allineo i passi, incrocio il mio sguardo al suo,
furtivo.
Sono come lui.
Un vortice mi scuote, finalmente,
sono libera.
Laggiù, nessuno mi giudicherà.
Sono a Roma, ma mi sono persa.
Ho abbandonato tutto.
Il buio si dirama,
un raggio mi colpisce,
per poi tornare
oscurità.
Infine,
luce.
Vi presento, in versi, l’oggetto del mio lavoro.
La metropolitana di Roma, luogo concreto e misterioso. Quando ho scelto di affrontarlo non sapevo cosa avrei scoperto. Conoscevo bene la sua ricchezza, la sua umanità. Ho sempre amato la varietà culturale che lo caratterizza, la spontaneità della vita che lo anima.
Inseguendo con occhio vigile il “viaggiatore solitario”, mi sono specchiata nel suo sguardo. Mi sono smarrita in gallerie buie, per ritrovarmi in vagoni affollati da luci crudeli.
Ho scoperto così, quasi per caso, la sua magia.
Sarà la transitorietà, sarà il suo essere sempre in movimento, ma scorgo nella metropolitana un mondo parallelo, diverso. Nelle viscere di questo non-luogo, la libertà si conquista nella solitudine. Emozioni e tensione emergono, paradossalmente, in superficie.
Le mani si stringono in cerca di un contatto, incuranti di occhi indiscreti. Le palpebre si accostano al pensiero di ciò che è stato, e che, probabilmente, non tornerà. Volti e corpi esprimono, all’apice dell’espressività, la propria essenza.
Regalo a tutti questa mia bellissima esperienza, un viaggio reale e figurativo nel cuore di Roma e dei suoi abitanti.
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