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...siamo rimasti solo tracce...
Questo viaggio nasce dalla voglia di sperimentarmi in un contesto di periferia, in un luogo di incontro e scontro che fa parte della quotidianità. E così ho scelto la Stazione Nuovo Salario.
Più trascorrevo il tempo nei tunnel della stazione e più la mia attenzione si focalizzava sugli sguardi assenti delle persone che vi passavano.
Più notavo le persone attente nel loro apparire, con ruoli, tacchi e cappelli, e più i disegni sui muri si facevano decisi e logorroici.
Il mio sguardo si concentrava sulla Stazione Nuovo Salario... dove il rapporto figura-sfondo sembrava invertito.
Qui le persone perdono spessore ed espressione e non riescono più a guardarsi negli occhi. Qui il tempo è un “pendolare” che si nasconde tra la folla, un “capostazione” che gestisce le vite degli altri.
Il mio sguardo si concentrava sulla Stazione Nuovo Salario...ma allo stesso tempo viveva l’illusione di aver colto la perdita di significato della società in cui si muove e percepisce.
...siamo rimasti solo tracce: ombre, forme senza sostanza, figure deformate. Imbrigliati nelle trame del tessuto sociale. Residui di carne ed ossa abituati al movimento sterile e programmato. L’occhio assiste all’annullamento della persona...
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